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Storia della comunità

Storia

" Nella varietà di realizzazioni del carisma serafico, il Signore ci vuole caratterizzati per un veemente proposito di genuina fedeltà alle più umili, alle più ardue, alle più originali espressioni del primitivo francescanesimo. Egli ci chiama così a una vitale continuità con quelle riforme dell'Ordine minoritico, che hanno rinnovato un'appassionata adesione allo spirito e alla lettera della Regola, nonché al Testamento del Poverello stigmatizzato". (Cost. FMR)


Cenni storici sulla nascita dei Frati Minori Rinnovati


Con il Concilio ecumenico Vaticano II, la vita religiosa ricevette un nuovo impulso. Promulgando il Decreto Perfectae caritatis i padri conciliari intesero promuovere il rinnovamento adattato della vita religiosa attraverso "un continuo ritorno alle fonti di ogni forma di vita cristiana e alla primitiva ispirazione degli istituti, e nello stesso tempo con l'adattamento degli istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi" (PC 2). Un tale rinnovamento, che doveva realizzarsi "sotto l'influsso dello Spirito Santo e la guida della Chiesa" (PC 2), non sempre però diede i frutti sperati.
Negli anni che seguirono immediatamente la chiusura del Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), in tutta la Chiesa cominciò un travagliato periodo di crisi in cui anche la vita religiosa si trovò coinvolta, al punto che il cardinale Daniélou - in un'intervista rilasciata alla Radio Vaticana nell'ottobre 1972 - poté dire non senza sofferenza: "Siamo in presenza di una crisi molto grave della vita religiosa: non si può parlare di rinnovamento, ma di decadenza. Occorre porre fine ad ogni disposizione contraria alle direttive del Concilio. Ove questo appaia impossibile, non è lecito rifiutare ai religiosi, che vogliono restare fedeli alle Costituzioni del loro Ordine e alle direttive del Vaticano II, di costituire comunità distinte. Nel caso in cui i superiori si opponessero a queste richieste legittime, un ricorso al Pontefice sarebbe più che giustificato".
In quel medesimo tempo Papa Paolo VI moltiplicava le sue esortazioni ad attuare il vero rinnovamento della vita religiosa voluto dal Concilio: "Il desiderio di togliere dalla vita religiosa ogni artificioso ascetismo e ogni arbitraria esteriorità, per renderla, come oggi si dice, più umana e più conforme ai tempi, s'infiltra qua e là nella mentalità moderna di alcuni cristiani, anche religiosi, e può condurre insensibilmente a quel naturalismo, che non comprende più la stoltezza e lo scandalo della Croce (cfr. 1Cor 1,23), e crede ragionevole conformarsi al comodo costume del mondo… È pur questa una nota della perfezione religiosa, che assume particolare rilievo nella scuola ascetica cappuccina; la nota della fedeltà testuale alle forme e, Dio voglia, allo spirito della primitiva osservanza francescana, rivendicata ancor prima della crisi protestante per via di interna riforma e ricondotta alla lettera della regola e del testamento del Fondatore San Francesco" (Omelia per la beatificazione di Ignazio da Santhià, 17 aprile 1966).
Queste e altre simili sollecitazioni furono ben presto recepite da alcuni frati francescani. Il 5 giugno 1968, infatti, tre frati minori cappuccini (padre Crescenzio da Jesi, padre Bonaventura da Gangi e padre Mario da Ostra) ottennero dai loro superiori il permesso di vivere insieme per osservare sine glossa, cioè alla lettera la Regola minoritica: in essa è come compendiato il carisma evangelico donato da Dio a san Francesco. Dopo alcuni mesi si aggregarono alla piccola fraternità padre Tommaso da Pollena (che per quindici anni era stato maestro dei novizi della Provincia cappuccina di Napoli) e padre Antonio da Cittaducale. Dopo un primo periodo trascorso nella foresteria delle clarisse cappuccine di Fabriano, si trasferirono nella chiesetta di santa Maria in Civita, a 3 chilometri da Fabriano. E così era nato "il movimento di Fabriano". Il Notiziario dei cappuccini d'Italia così descriveva la vita dei frati di Fabriano: "Secondo il loro metodo, i cappuccini di Fabriano non hanno chiesto di acquistare il luogo, né alcuna garanzia di continuità. Per ora lo restaurano per renderlo abitabile, poi ci staranno finché la Provvidenza non disporrà diversamente. Questo senso del provvisorio non era una delle caratteristiche di san Francesco? È stata così riscoperta una delle dimensioni del francescanesimo delle origini e si tenta di riviverla nel contesto attuale".
In verità Fabriano si rivelerà la classica punta dell'iceberg all'interno dell'Ordine circa il complesso problema del "ritorno" alla Regola. Ben presto, infatti, sarà un crocevia di incontri, scambi epistolari e di personale, visite qualificate. Per un certo numero di anni sarà un punto di riferimento per molti, simbolo del travaglio spirituale e strutturale all'indomani del Concilio. La vita della fraternità di Fabriano era ispirata dai Propositi di vita francescana, nei quali - posto il principio di fondo dell'osservanza integrale della Regola francescana - l'impegno di rinnovamento era orientato in tre direzioni: povertà, contemplazione e vita comunitaria. Sin dall'inizio, i frati di Fabriano ottennero dal padre generale fra Clementino da Vlissingen, l'approvazione dei Propositi di vita francescana e il permesso dato ai padri provinciali di accogliere eventuali richieste di altri frati che volessero unirsi a loro. Così il movimento di Fabriano diede il via ad altre esperienze simili.
Il 12 settembre 1969 a Bagnella di Omegna (NO), nasceva un'altra esperienza di rinnovamento francescano per opera di due frati minori del Piemonte, padre Umile Minola e padre Leone Girotto. Sulla rivista Vita minorum, fra Umile così descrisse gli inizi della "Piccola fraternità": "Il nostro mini-convento è stato sommariamente ricavato da un vecchio circolo ricreativo operaio, acquistato per nostro uso da parte del locale clero secolare. Non ci siamo presentati camuffati da preti operai, ma come frati, col nostro abito e i piedi scalzi… Quando ci hanno visto lavorare sodo, accanto ai loro giovani che ci davano spontaneamente una mano, o nell'officina del fabbro mangiapreti, accontentarci a mezzogiorno di quel poco che la Provvidenza non lasciava mai mancare a chi anche al giorno d'oggi cerca di disprezzare il denaro; o quando all'una di notte, uscendo vocianti dall'osteria dinanzi alla chiesetta attigua al nostro luogo, si sono accorti che vi era la luce accesa perché i frati vi recitavano il mattutino, hanno cominciato a rendersi conto che Dio può essere Qualcuno di ben reale nella vita di un uomo… e non sono mancati i commoventi ritorni sacramentali".
Con la partenza di padre Leone a soli quattro mesi dall'inizio, il programma di povertà e di preghiera sarà portato avanti da padre Umile insieme a fra Carlo Crevaroli (membro stabile della "Piccola Fraternità" dal mese di ottobre del 1970). A dar man forte all'esigua comunità minoritica di Bagnella, verrà di volta in volta qualche frate cappuccino di Fabriano, anche se solo temporaneamente. La fraternità, poi, chiuse i battenti nel luglio del 1973, anno in cui i frati che la componevano decisero di unirsi ai Frati Minori Rinnovati pochi mesi dopo l'erezione della Pia Unione.
Vediamo ora, più da vicino, gli avvenimenti che portarono alla nascita di questa nuova famiglia francescana. A partire dal 1969, fra Tommaso da Pollena, moltiplicò i viaggi (spesso in autostop) lungo l'intera penisola, in cerca di frati da stimolare, incoraggiare, rafforzare nell'ideale del rinnovamento francescano. I risultati ottenuti però non sempre furono proporzionati alle sue speranze e agli sforzi impiegati. Vi erano, infatti, disparità di vedute circa l'attuazione del rinnovamento, all'interno stesso del "movimento".
Nella primavera del 1971, don Guccione, parroco di Torretta, piccolo paese del palermitano ubicato nella diocesi di Monreale, espresse il desiderio di avere nella sua parrocchia un gruppo di frati del movimento fabrianese. L'invito fu accolto con gioia. Così fra Tommaso e fra Bernardo da Novi Velia, studente di teologia della Provincia cappuccina di Salerno che era stato un suo novizio, si recarono a Torretta. Dopo poche settimane, per venire incontro alle esigenze di studio di fra Bernardo, essi si trasferirono nella periferia di Palermo, in zona Sant'Isidoro, in un modesto locale composto da due stanzette preso in affitto da don Guccione. Alla fine dell'anno, furono raggiunti da fra Benigno da Canicattì e fra Onofrio da Bolognetta (che rimase solo per pochi mesi), ambedue cappuccini della provincia di Palermo. La fraternità si avviava verso un certo consolidamento numerico e spirituale.
Il loro comune desiderio era di osservare testualmente la Regola di san Francesco, rimanendo però all'interno dell'Ordine cappuccino, con una struttura che avesse consentito loro di ricevere novizi, formandoli nell'amore e nella fedeltà alla Regola. Ma dopo diversi tentativi di perorare la loro causa presso il loro Ministro Generale, tutto risultò vano. Cosa fare? Fu la Santa Sede a indicare loro la strada da percorrere: uscire dall'Ordine chiedendo la dispensa dei voti e ricominciare tutto da capo.
Nel frattempo, nel mese di marzo del 1972, tra speranze e le tante difficoltà inerenti alla forma di vita povera e penitenziale abbracciata, la comunità di sant'Isidoro aveva ricevuto confidenzialmente l'assicurazione che la Sacra Congregazione per i Religiosi seguiva con benevolenza l'esperimento in corso. Una tale benevolenza, preludio all'approvazione ufficiale della Chiesa, li incoraggiò nella fedeltà alla via intrapresa. Dopo due mesi, infatti, l'Arcivescovo di Monreale, Monsignor Corrado Mingo si dichiarava disponibile ad accogliere i frati di sant'Isidoro nella sua diocesi: "Dichiaro che sono disposto ad accettare sotto la mia giurisdizione per costituire un'Associazione Religiosa di Diritto diocesano sotto il titolo di Frati Minori Rinnovati, tutti quei frati delle tre famiglie francescane che volessero vivere integralmente e sine glossa la Regola del Primo Ordine di san Francesco di Assisi, secondo le tradizioni primitive dell'Ordine francescano, aggiornate secondo la mente del Concilio Vaticano II e le ripetute esortazioni del regnante Pontefice Paolo VI" (Lettera di S.E. Monsignor C. Mingo del 27 maggio 1972).
Finalmente, nel mese di luglio, ai primi tre - fra Tommaso da Pollena, fra Bernardo da Novi Velia e fra Benigno da Canicattì - si aggiunsero fra Carmelo da Morano Calabro, fra Girolamo da Caccamo e fra Cristoforo da Palermo. Questo gruppo di sei frati cappuccini, iniziatori dei Frati Minori Rinnovati, fece allora il passo decisivo: il 1° luglio 1972 don Guccione portò al segretario della Congregazione per i Religiosi, Monsignor Mayer, la loro richiesta di secolarizzazione. Dopo questi fatti cominciarono a redigere gli Statuti provvisori della futura Pia Unione, ispirandosi ai Propositi della Fraternità di Fabriano. Ottenuta la dispensa dei voti da parte della Santa Sede, i nostri frati, l'8 dicembre del 1972, fecero espressa richiesta all'Arcivescovo di Monreale di erigere la "Pia Unione dei Frati Minori Rinnovati". L'erezione canonica avvenne il 23 dicembre, sebbene si fosse chiesta come data d'inizio ufficiale la vigilia di Natale.
Circa tre mesi dopo, con l'esplicita approvazione di Papa Paolo VI, la Congregazione per i Religiosi concesse, ex speciali indulto Sanctae Sedis, che "i religiosi, i quali in circostanze particolari, si separano dal loro Istituto, conservino i voti, che la Chiesa, in forza di un indulto speciale, riconosce come religiosi, nonostante che il vincolo con l'Istituto sia cessato. Questo stesso riconoscimento, per particolare concessione, può essere esteso anche ai voti già emessi nella predetta Pia Unione da coloro che hanno chiesto ed ottenuto la separazione dal loro Ordine" (Lettera di S.E. Monsignor A. Mayer del 4 aprile 1973).
All'inizio di luglio del 1973 si aggregarono alla Pia Unione fra Umile e fra Carlo, chiudendo così definitivamente i battenti della fraternità di Bagnella di Omegna. Ma lasciamo la parola a fra Carlo Maria: "Il 3 luglio 1973 arrivammo in Sicilia. Quante incognite, quanti interrogativi! A cosa andavamo incontro? Certo che andavamo in un convento (un convento sui generis) dove c'erano frati che già conoscevamo, essendo stati un po' insieme in Piemonte. Il viaggio, 25 ore, e soprattutto il caldo opprimente del sud per me abituato alle miti estate del nord ai piedi delle montagne o in riva al lago, ci fece arrivare stanchi e scombussolati. Siamo accolti alla stazione e accompagnati verso S. Isidoro. La chiesa è in costruzione già avanzata e i vagoni dei treni e la baracca non ancora sistemati completamente. Tutto in aperta campagna senza un filo di ombra di alberi o alcunché. Lo stesso giorno dell'arrivo sono messo in un vagone del treno cocente sotto la sferza del caldo, per bucare la lamiera; il primo giorno ho assaggiato il caldo siculo!
In complesso una vita abbastanza dura per circa sei mesi. Operai che lavoravano nella costruzione della chiesa, della cinta del convento e della cucina, noi pur come potevamo aiutavamo pur mantenendo i nostri orari di preghiera, compresa l'alzata notturna. Comprensibile quindi la stanchezza per il lavoro e il caldo. A volte ero pure di cucina e non sempre c'era il necessario per cucinare, e poi incominciai a cucire gli abiti, dico in mezzo a quelle difficoltà di spazio ecc… Come Dio volle, arrivammo all'Immacolata, inaugurazione della chiesa e trasporto della cucina dalla baracca di lamiere alla cucina in muratura, messa in efficienza dei treni - dormitorio e baracca di legno con cappella, il tutto dentro la clausura.
Come descrivere quei primi tempi? Difficile farlo! C'era indubbiamente l'entusiasmo degli inizi e poi eravamo un insieme talmente eterogeneo che ci voleva un miracolo del Signore e il desiderio di vivere l'ideale francescano delle origini per tenerci insieme. Tutti da diversi parti d'Italia e di diverse formazione ed educazione e di Ordini diversi… Come dicevo sopra ci univa solo l'ideale comune, seguire Francesco e la sua Regola. Se veramente il Signore ha voluto questo movimento francescano, noi siamo la prova che Iddio sa scrivere sulle righe storte e si serve delle persone più povere e misere per fare risaltare la sua onnipotenza e che tutto viene da Lui; servi inutili siamo! Abbiamo fatto solo quello ci spettava".

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L'11 giugno 1983, l'Arcivescovo di Monreale S.E. Monsignor Salvatore Cassisa eresse la Pia Unione dei Frati Minori Rinnovati in Istituto religioso di diritto diocesano, approvandone definitivamente le Costituzioni il 2 giugno 1989. Nel 1979 i Frati Minori Rinnovati aprirono la loro prima comunità in Colombia; nel 1984, l'Istituto fondò una missione in Tanzania. Nel 2009 l'Istituto era presente in Italia (3 fraternità), in Colombia (3 fraternità) e in Tanzania (1 fraternità) e contava 51 membri, di cui 18 sacerdoti.


FOTO SUGLI INIZI DEI FRATI MINORI RINNOVATI





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