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Paolo IV e l'Ordine francescano

Storia



ANTOLOGIA DI TESTI DI PAPA PAOLO VI ALLA FAMIGLIA FRANCESCANA






OMELIA PER LA BEATIFICAZIONE DI IGNAZIO DA SANTHIÀ (17 APRILE 1966)


"Il desiderio di togliere dalla vita religiosa ogni artificioso ascetismo e ogni arbitraria esteriorità, per renderla, come oggi si dice, più umana e più conforme ai tempi, s'infiltra qua e là nella mentalità moderna di alcuni cristiani, anche religiosi, e può condurre insensibilmente a quel naturalismo, che non comprende più la stoltezza e lo scandalo della Croce (cfr. 1 Cor. 1, 23), e crede ragionevole conformarsi al comodo costume del mondo.
Ma così non è nel nostro Beato. Lo troveremo, sì, semplice e accessibile, ma quanto ribelle allo spirito del mondo, quanto con se stesso povero e austero! È pur questa una nota della perfezione religiosa, che assume particolare rilievo nella scuola ascetica cappuccina; la nota della fedeltà testuale alle forme e, Dio voglia, allo spirito della primitiva osservanza francescana, rivendicata ancor prima della crisi protestante per via di interna riforma e ricondotta alla lettera della regola e del testamento del Fondatore San Francesco, e alimentata nel periodo aureo dei Cappuccini da maestri di spirito di grande nome e di grande influsso, sia nell'Ordine, sia nel popolo fedele"

DISCORSO AL CAPITOLO GENERALE DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI (22 giugno 1967)


"L'altro pensiero, che spontaneamente ricorre in Noi e in coloro che, confrontando i tempi, in cui visse Francesco, con i nostri, ne notano l'enorme diversità storica, consiste nella domanda circa l'attualità del francescanesimo; se esso sia, innanzi tutto, praticabile; se abbia qualche perenne messaggio da annunciare anche alle presenti generazioni; se possa, così difforme, anzi così contrario alla mentalità e al costume del nostro secolo, essere considerato come espressione morale e religiosa viva ed operante, ovvero come singolare, se pur venerabile, relitto di tempi andati.
E a questo dubbio subito risponde un fatto paradossale, ma reale, ch'è la vostra esistenza, la vostra schiera, nutrita di oltre ventiseimila adepti, alla quale possiamo aggiungere, per la questione che ora ci interessa, quelle delle altre non poche e non esigue famiglie francescane. Il francescanesimo è vivo e fiorente. Noi siamo i primi a goderne. E all'incalzante domanda delle ragioni di tale vitalità e della loro aderenza alle condizioni spirituali e sociali del nostro tempo, risponde l'apologia, ch'è consueta agli esponenti della vostra famiglia religiosa, ed a non pochi vostri clienti nel campo della cultura, e ammiratori in quello della vita cristiana; l'apologia dell'attualità di S. Francesco, un'apologia stranamente forte dei più impensati argomenti: fra tutti quello della povertà, che caratterizza il Poverello d'Assisi e chiunque voglia essergli sincero seguace. Sì, Francesco è attuale perché profeta della Povertà. Dite voi perché così sia; dimostrate agli uomini d'oggi, i quali sembrano essere tutti imbevuti dell'ansia economica, come la povertà di spirito, insegnataci dal Vangelo, sia liberazione di spirito, disponibilità per il regno delle realtà superiori, rivendicazione del vero e supremo fine della vita, l'amore, l'amore di Dio e del prossimo, educazione all'apprezzamento, alla conquista (il lavoro non è conquista dei beni economici? e S. Francesco non fece dei suoi Frati umili e assidui lavoratori?), educazione, diciamo, all'uso discreto e all'amministrazione onestissima e pura delle pericolose ricchezze, ed educazione ancora al sobrio godimento delle realtà temporali fatte segno della Provvidenza divina; e dite voi perché, infine, la povertà, come lo dimostrano i grandi drammi civili dell'età nostra, possa essere il principio, la condizione d'una solidarietà sociale, che subito invece la ricchezza egoistica compromette, o rinnega.
Tutto questo, voi lo dimostrate, è costantemente moderno; e se davvero la seduzione antica del possedere beni terreni copertamente non penetra nei vostri conventi e nei vostri animi, la vostra vocazione alla povertà francescana si fa testimonianza di autenticità evangelica, e l'ammirazione, la simpatia, la fiducia degli uomini vi è assicurata.
E qui viene il terzo pensiero che codesto Capitolo Ci suggerisce; e cioè: se tale è il fenomeno ammirabile di San Francesco, con quali propositi dovrà rinnovarsi in seno alla Chiesa e agli occhi del mondo? Come può esso oggi affermarsi per l'edificazione dei cristiani e per la meraviglia della società? Noi pensiamo che le deliberazioni del vostro Capitolo rispondano saggiamente ed ampiamente a queste domande; e perciò le lodiamo e le raccomandiamo alla vostra puntuale e pratica esecuzione. Ma restando sopra un piano di esortazione speculativa, Noi vi esorteremo a non temere l'affermazione del vostro stile di vita per contrasto dallo stile del mondo; per distacco, diciamo, per antitesi ascetica, per volo mistico. Altri seguiranno altra via; la vostra è quella, oggi tutt'altro che ignorata dai gusti capricciosi della nuova generazione, dell'anticonformismo. Non abbiate disdegno delle forme strane del vostro stile francescano; purché portate con dignitosa semplicità, esse possono riassumere l'efficacia d'un linguaggio libero e audace, tanto più atto a impressionare il mondo quanto meno consono agli imperativi del suo gusto e della sua moda".


DISCORSO AL CAPITOLO GENERALE DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI (21 OTTOBRE 1968)


"Avete scelto una via difficile; la "via stretta" del Vangelo. Tale è la via francescana... E che tale davvero sia, lo conferma la storia delle vostre origini. Le quali spiegano la ragione d'essere della vostra famiglia religiosa, se ricordiamo come essa si sia attestata come una riforma in seno ad un'osservanza ch'era già una riforma, tutta intesa a riportare la pratica della regola francescana ad un suo letterale vigore…
Tutto lo spirito e tutta la vita dei Cappuccini dicono appunto che essi sono caratterizzati da questo veemente proposito di genuina fedeltà alle più umili, alle più ardue, alle più originali espressioni del primitivo francescanesimo. Via difficile!
Il riconoscimento, che il Papa Clemente VII concesse ai primi promotori della vostra formula "cappuccina", Lodovico e Raffaele da Fossombrone, con la Bolla Religionis zelus (3 luglio 1528), non mitigò ma sancì cotesto radicale ritorno al rigore della regola originaria, che così rivissuta dimostrò immediatamente la sua fecondità meravigliosa, sia traendo grandissimo numero di seguaci, sia dimostrando una grande vitalità apostolica nella predicazione popolare e negli ardimenti della carità, sia nel fervore della Chiesa, dei buoni fedeli specialmente, che circondarono i Cappuccini di quella fiducia e di quella simpatia, che meritatamente ne idealizzarono la figura, come quella che vuole rispecchiare nel profilo francescano la figura morale e profetica di Gesù. Così la vostra tradizione cammina per la via difficile, dicevamo. Per la via stretta del Vangelo, e arriva ai giorni nostri fra lo stupore del mondo, il quale non sa come giustificare il grosso anacronismo, che voi rappresentate in una società animata da ideali in grande parte opposti ai vostri, la quale tuttavia nello stesso tempo subisce ancora, - e in quale misura! - il fascino della vostra inesplicabile sopravvivenza…
Qui sorge una questione che voi avrete risolta, in teoria e in pratica, chi sa quante volte: come mai un tipo così rigoroso di vita, così strano nel suo abito, così difforme dallo stile della vita moderna, trova ancora oggi seguaci numerosi e fedeli, ed ammiratori e devoti in così largo raggio di un mondo, che sembra refrattario, anzi ostile spesse volte, alle manifestazioni di una vita religiosa tanto tradizionale ed integrale? La risposta che voi date è questa: perché essa è un tipo di vita perfetta; difficile, sì, ma perfetta; perfetta vuol essere, infatti, nelle forme della umiltà, della semplicità e della povertà del vangelo; è perfetta nelle intenzioni, nei propositi, che cercano di adeguare, come codesto Capitolo s'è proposto di fare, La realtà dell'osservanza religiosa vissuta all'ideale francescano prestabilito. Donde scaturisce una magnifica apologia del Vangelo, della sua perenne attualità e del suo misterioso segreto capace di attrarre ancora oggi i cuori umani; ed insieme deriva, in chi ha avuto la singolare felice vocazione di seguire tale ideale, un dovere sempre nuovo, sempre urgente di autentica testimonianza. Non sono gli inconsulti conformisti ai gusti del mondo, alle forme profane del costume moderno, alle correnti indiscriminate del pensiero secolare quelli che danno giovinezza e vigore alla vita religiosa, sì bene la limpida intelligenza di due realtà che il Concilio congiunge in un'unica visione: la realtà storica e spirituale delle sorgenti di un Istituto religioso e la realtà pratica e apostolica dei bisogni attuali; il passato e il presente; la tradizione e l'esperienza; la fedeltà alle costituzioni originarie e ispiratrici e la aderenza alle necessità e ai doveri propri del nostro tempo. Dice, infatti, il Concilio: "Il rinnovamento della vita religiosa comporta il continuo ritorno alle fonti d'ogni vita cristiana e allo spirito primitivo degli Istituti, ed insieme l'adattamento degli Istituti stessi alle mutate condizioni dei tempi" (PC, 2).
Antica e moderna può essere dunque la vostra vita. Avete scelto una via difficile e una via perfetta secondo le più severe esigenze del vangelo dei Poveri… Ma poiché voi desiderate avere anche da noi qualche esortazione, concluderemo queste parole esponendovi semplicemente alcuni voti, che abbiamo nel cuore, non tanto suggeriti dalle condizioni del vostro Ordine, quanto piuttosto dai bisogni generale della Chiesa.
Primo bisogno. La Chiesa ha bisogno di anime religiose che conducano una vita interiore intensa. Quanto più sono forti, assillanti, attraenti, seducenti gli stimoli, con cui il mondo d'oggi assale e si impadronisce della psicologia e dell'attività umana, e tanto più occorrono anime che si difendano da questa invadente e soverchiante esteriorità, che sappiano ricondurla nel loro interiore della coscienza, della riflessione, dell'orazione, e che attendano l'incontro con Dio là dove Egli si avvicina e si svela, nel silenzio dello spirito…
Ha bisogno ancora la Chiesa della vostra serena e saggia austerità. Potremmo mai pensare un vero religioso indulgente a superflue e mondane comodità, che s'infiltrano oggi anche nei conventi e nei presbiteri? Corrivo a concedersi svaghi profani e discutibili, col pretesto di voler tutto conoscere, o di poter avvicinare gli uomini di oggi nella loro vissuta realtà fenomenica? Quale prestigio può avere un religioso imbevuto d'esperienza sensibile e privo d'esperienza spirituale, sincera se sofferta? A questo riguardo la vostra povertà, mentre vi apre alla comunione con Cristo nella libertà dello spirito, nella capacità di valutare ogni bene della creazione, nella mondezza disadorna, ma composta della vostra persona, vi concilia la stima, la fiducia, l'ammirazione di quelli stessi che non vi sanno imitare. Per voi la Povertà è una forza, è una dignità. La Chiesa ha bisogno di documentarsi della vostra fedeltà al Vangelo e a Frate Francesco poverello.
E tanti altri bisogni ha la Chiesa, per i quali ella fa assegnamento grande sopra di voi. Uno di questi bisogni (e non diremo di più) è l'apostolato popolare, a sussidio di quello pastorale e culturale. Voi siete, e potrete essere ancor più, degli specialisti di tale apostolato. Voi godete la confidenza di persone che, superando un diffuso complesso di timidità vengono al Padre Cappuccino nel tribunale della Penitenza. Quanto è necessario oggi per la Chiesa avere molti e bravi Confessori!
E un altro tributo preziosissimo potete rendere con la vostra predicazione: semplice, sapiente, nutrita dalla Parola di Dio e di esperienza umana, documentata con l'esempio e resa persuasiva dalla carità!".



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