Carisma
L'IDENTITÀ DEI FRATI MINORI RINNOVATI NELLA LORO PRIMA LEGISLAZIONE
( Relazione di fra Pio al capitolo generale del 2003)
Per conoscere gli elementi tipici dell'identità dei Frati Minori Rinnovati (FMR) è molto opportuna la lettura attenta degli Statuti o Documento di base dei Frati Minori Rinnovati, approvati ad experimentum dall'arcivescovo di Monreale il 24 dicembre 1972, e delle Costituzioni del 1977, approvate anch'esse da Monsignor C. Mingo il 24 settembre 1977.
Gli Statuti sono stati per noi, frati minori rinnovati, quello che fu la Protoregola per la primitiva Fraternità minoritica: un testo sottoposto al discernimento della Chiesa, in cui erano delineati i capisaldi di una nuova forma di vita. Le Costituzioni del 1977 hanno un valore del tutto speciale: i capitolari le approvarono e le sottoscrissero all'unanimità. La Santa Sede, con una lettera di Monsignor A. Mayer in data 2 agosto 1977, espresse il suo parere sul testo delle Costituzioni nei seguenti termini: "Il testo delle Costituzioni è stato attentamente esaminato e trovato nel suo insieme redatto molto bene". Seguivano alcune osservazioni riguardanti soprattutto gli articoli attinenti all'uso e all'amministrazione dei beni, con l'invito a redigere meglio i paragrafi in questione "tenuto conto delle reali esigenze della vita".
Gli Statuti e le Costituzioni del 1977 appartengono a un momento singolare della nostra breve storia: "Nella grazia iniziale della nostra piccola Riforma, cioè in un momento particolarmente adatto a cogliere i disegni provvidenziali di Dio per noi" (C.148). La loro rilettura può esserci di aiuto per conoscere le scelte e il carisma dei Frati Minori Rinnovati.
1. La nostra relazione con san Francesco, la Regola e la storia dell'Ordine
L'Istituto dei Frati Minori Rinnovati si riallaccia a una precedente fonte d'ispirazione, si colloca nel solco di una tradizione a noi antecedente, con la quale dobbiamo necessariamente confrontarci nella definizione della nostra identità. Il francescanesimo e il "primo Ordine" sono l'ambiente vitale entro il quale si situa idealmente la nostra famiglia religiosa. Non siamo una realtà ecclesiale del tutto nuova. È importante però comprendere come ci siamo inseriti in una storia plurisecolare, dalla quale abbiamo attinto vita e ispirazione.
Gli Statuti e le Costituzioni concordano nel definire la nostra specifica collocazione all'interno della grande famiglia francescana: "Nell'interpretazione e adattamento dell'osservanza della Regola ai nuovi tempi i Frati Minori Rinnovati intendono mantenere integra la norma costantemente in vigore dall'inizio dell'Ordine francescano: che la Regola - secondo la volontà del Serafico Padre - venga osservata semplicemente, alla lettera e senza chiosa, come la osservarono i nostri primi Padri" (S. 2). A quest'affermazione fanno eco le Costituzioni che pur riconoscendo la possibilità delle più varie realizzazioni del carisma minoritico, asseriscono che, siamo "in linea di vitale continuità con quelle Riforme dell'Ordine minoritico che, di secolo in secolo, hanno rinnovato un'appassionata fedeltà allo spirito e alla lettera della Regola… nonché al Testamento del serafico Padre, che di tale Regola è la più vibrante sottolineatura" (C. 5).
Non abbiamo pertanto la pretesa di essere il vero francescanesimo o il suo ramo più autentico, perché il carisma di Francesco travalica le sue realizzazioni storiche, le quali sono tutte approvate dalla Chiesa, unico garante autorevole d'ogni carisma: "L'esemplarità evangelica di Francesco e dei suoi santi rimarrà sempre al di sopra delle nostre attuazioni" (C. 149). Il nostro proposito è quello di vivere con semplicità la lettera della Regola, sentendoci maggiormente in sintonia con quella corrente della storia dell'Ordine che va sotto il nome di "Riforma". Le "Riforme" sono quelle espressioni del francescanesimo che hanno fatto dell'osservanza della Regola il loro proposito principale. In quest'ottica ben si capisce questa affermazione degli Statuti: "San Francesco voleva un'osservanza piena e integrale della Regola come accuratamente ha ribadito nel suo Testamento. Tale osservanza intende attuare e adeguare ai nostri tempi questo Statuto di vita francescana" (S. premessa).
Tale è dunque il nostro proposito principale e l'appartenenza ai FMR richiede l'aver ricevuto da parte del Signore questa specifica vocazione. Non è una vocazione più perfetta rispetto ad altre, ma ha come sua caratteristica peculiare il concentrarsi su una forma di vita che la Chiesa ha autenticato con l'approvazione della Regola. Gli Statuti sono molto chiari su questo punto: la Regola è tuttora "la base insostituibile della vita dei Frati Minori Rinnovati" (S. 32). Per la nostra primitiva legislazione la fedeltà alla Regola è un vero cammino spirituale, teso "a cogliere più pienamente e quasi a sperimentare le ricchezze dello spirito e degli atteggiamenti interiori del serafico Padre" (C. 6), nella convinzione che tutto ciò giova anche alla vitalità della Chiesa.
2. Le fonti ispiratrici delle nostre origini
Quali sono le vie attraverso le quali lo Spirito Santo ha fatto sorgere la nostra famiglia religiosa? L'azione dello Spirito, quando suscita nuovi carismi o nuove modalità di attuazione di carismi antecedenti, segue abitualmente le mediazioni della storia, in particolare quella della vita della Chiesa.
A questo punto bisogna ricordare la situazione storica immediatamente precedente i FMR, in particolare il movimento di Fabriano sorto all'interno dell'Ordine cappuccino all'indomani del Concilio, allo scopo di promuovere, nell'ambito della pluriformità prevista dalle nuove Costituzioni, un ritorno alla Regola. Fra Tommaso si unì alla comunità di Fabriano pochi mesi dopo il suo inizio e gli Statuti dei FMR, su molti punti, sono stati semplicemente una rielaborazione dei Propositi di Fabriano.
Tuttavia la prima fonte d'ispirazione del nostro movimento di rinnovamento francescano fu l'evento del Concilio Vaticano II, che aveva esortato tutti gli Istituti religiosi al rinnovamento della loro forma di vita. La mozione interiore dello Spirito dei primi frati minori rinnovati fu dunque suffragata dall'insegnamento conciliare: "Ci sentiamo spinti alla fedeltà testuale alla Regola, midollo del Vangelo, oltre che da una speciale vocazione, anche dall'invito di ritorno alle fonti del Concilio Vaticano II" (C. 6). Il riferimento ai testi conciliari è una costante degli Statuti e delle Costituzioni. Gli Statuti contengono sette citazioni esplicite del Vaticano II e le Costituzioni ne hanno più di una ventina (prevalentemente della LG e del PC), senza contare tutti gli altri documenti del magistero post-conciliare. Tutto ciò attesta come l'Istituto dei Frati Minori Rinnovati ha avuto coscienza di essere una delle possibili risposte alle direttive del magistero conciliare riguardo alla vita religiosa. Questo punto è parte integrante della nostra identità: oltre ad essere figli di Francesco, siamo anche figli del Concilio. Senza quest'avvenimento ecclesiale non saremmo probabilmente mai nati.
Leggendo gli Statuti e le Costituzioni si rimane colpiti dalla frequenza con cui è citato il magistero di Papa Paolo VI. Nel 1971, Paolo VI aveva indicato in modo molto chiaro le linee da seguire per l'attuazione dell'autentico rinnovamento della vita consacrata, nel momento in cui in tutti gli Ordini religiosi erano in atto i più svariati tentativi. Questo fu il senso della sua Esortazione Apostolica Evangelica Testificatio, alla quale le Costituzioni fanno più volte riferimento. Anche alla famiglia francescana Paolo VI non fece mancare la sua parola paterna e autorevole, tramite numerosi e puntuali interventi. È sintomatico che gli Statuti richiamino esplicitamente questo magistero "francescano" di Papa Montini. Eloquenti sono le seguenti espressioni: "Per noi, figli di san Francesco, vir catholicus et totus apostolicus, non vi può essere maggiore garanzia e sicurezza di fedeltà alla nostra vocazione serafica che seguire le direttive d'aggiornamento indicateci da Paolo VI, i cui moniti sono in perfetta consonanza con il Concilio Vaticano II, che vuole l'aggiornamento e il rinnovamento degli Istituti Religiosi in modo che mantengano e potenzino la loro propria fisionomia e la loro propria funzione" (S. 3).
Ma quali erano le direttive d'aggiornamento date da Paolo VI? Le seguenti sono particolarmente significative: "È pur questa una nota della perfezione religiosa, che assume particolare rilievo nella scuola ascetica cappuccina; la nota di fedeltà testuale alle forme e, Dio voglia, allo spirito della primitiva osservanza, … Siate fedeli alle vostre tradizioni, conservate il vostro stile di vita… Non abbiate disdegno delle forme strane del vostro stile francescano… esse possono riassumere l'efficacia di un linguaggio libero ed audace tanto più consono ad impressionare il mondo, quanto meno consono agli imperativi del suo gusto e della sua moda. La vita cappuccina è tutt'intesa a riportare la pratica della Regola francescana a un suo letterale rigore… Tutto lo spirito e tutta la vita cappuccina dicono appunto che essi sono caratterizzati da questo veemente proposito di genuina fedeltà alle più umili, alle più ardue, alle più originali espressioni del primitivo francescanesimo" (S., nota 5; cfr anche la nota 12).
Nelle Costituzioni del 1977 la fedeltà alla lettera e allo spirito della Regola è suffragata nuovamente dalle parole di Paolo VI, il quale, rivolgendosi ai superiori maggiori, li esortava a offrire al mondo e alla Chiesa la testimonianza di "comunità che vivano severamente e testualmente la loro Regola… la vostra autenticità è il sacrificio, è la vita comune, è la preghiera; diciamo ancora: la testualità, intelligente si intende, della vostra Regola. Se siete fedeli alla Regola, avrete vocazioni; se non lo foste, i primi a fuggire sarebbero i vostri futuri clienti" (C. 6, nota 8).
3. Il ruolo di Gesù e del Vangelo nel delinearsi della nostra identità
Ogni carisma suscitato dallo Spirito Santo per il bene della Chiesa è una particolare rilettura del mistero di Cristo, in cui alcuni aspetti del Vangelo sono posti maggiormente in luce. Questo sarà in seguito il nucleo vitale di una nuova spiritualità. Dobbiamo pertanto cercare di cogliere quali aspetti del Vangelo lo Spirito Santo abbia voluto porre in rilievo nel carisma dei FMR; quale aspetto del mistero di Cristo si è voluto rivivere con maggiore intensità e immediatezza. È da qui che scaturiscono le idee forza dell'Istituto e le particolari determinazioni della nostra vita religiosa.
San Francesco fece del Vangelo la regola di vita dei suoi frati. Credere nel Vangelo e viverlo è dunque la nostra Regola. Tuttavia, vi sono alcuni aspetti della persona di Gesù e della sua missione che hanno colpito profondamente l'animo del Serafico Padre. Gli Statuti così li definiscono: "In particolare egli ha visto nel Vangelo, concretamente, il Cristo, il Cristo in contemplazione del Padre, il Cristo umile, crocifisso e povero, portatore, per questo, della buona novella specialmente ai poveri. Per puro slancio d'amore, Francesco ha voluto imitarlo più fedelmente che gli è stato possibile" (S. premessa). San Francesco, attraverso l'intimo contatto con Dio e il desiderio di osservare il Vangelo nell'umiltà della crocifissione interiore ed esteriore, "ha riassunto nella povertà la prospettiva della propria conformazione a Cristo: una povertà consistente non solo nel distacco del cuore, ma anche nella rinuncia volontaria ai beni della terra" (S. premessa). Al centro della nostra vocazione c'è dunque la persona di Gesù, per cui il nostro proposito principale è quello di vivere "il santo Vangelo, facendo di Gesù, Vangelo vivente, il centro della nostra vita" (C. 2). La centralità di Gesù e del Vangelo sono dunque il fondamento del nostro essere e del nostro operare. Tutto deve servire ad alimentare in noi "l'amore a Cristo per conformarci sempre più fedelmente a Lui, adoratore del Padre, a Lui povero, umile e crocifisso, per "completare nella propria carne quel che manca ai patimenti di Cristo, a pro del suo corpo che è la Chiesa". E tutto questo con gioia e nella gloria di Cristo risorto" (S. 32).
Arrivati a questo punto, dobbiamo - seguendo il testo delle Costituzioni - evidenziare i legami esistenti tra la persona di Gesù e la nostra forma di vita. Egli è il fondamento della nostra vocazione, anche nella concretezza delle nostre scelte di vita.
Innanzitutto la povertà di Gesù concepita come l'aspetto caratteristico della sua vita e della sua missione: "Uno degli aspetti più impressionanti della vita di Gesù è la sua radicale povertà" (C. 43). Si tratta della povertà materiale e spirituale dell'Incarnazione, della vita pubblica, della Passione e che ora si prolunga nel mistero eucaristico. Nell'insegnamento del Signore la povertà è una "condizione essenziale per il suo discepolato e stile specifico della missione apostolica" (C. 43). San Francesco, infatti, trovò nella prima missione apostolica, "in stile di totale spogliamento, la vera chiave di interpretazione della propria vocazione" (C. 44). Gli Statuti affermano che "la fisionomia specifica del nostro Istituto è data dalla povertà, la quale costituisce la nostra ragione d'essere, la nostra funzione di testimoni qualificati della povertà di Cristo, attuata integralmente" (S. 6). Pertanto, possiamo dire che il mistero di Cristo povero è il centro attorno al quale tutto si ordina. Le Costituzioni asseriscono che l'adesione all'insegnamento e all'esempio di Francesco riguardo alla povertà è la nostra "missione specifica nella Chiesa", ma ciò richiede da parte nostra "un atteggiamento di continua e non facile conversione e una perseverante crescita nell'amore unitivo a Gesù povero, umile e crocifisso" (C. 45). Si tratta chiaramente di una scelta di povertà radicale, interiore ed esteriore, che culmina nell'obbedienza, in cui "ci disponiamo ad una presenza effettiva e a tutti i livelli della persona di Cristo, in modo da poter dire: "non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me"" (C. 60). L'obbedienza ci unisce al mistero dell'offerta sacrificale di Gesù, consentendoci di giungere alla piena statura di Cristo (cfr C. 110.111).
Un secondo aspetto della vita del Signore che riteniamo essenziale alla nostra vocazione è la centralità del comandamento dell'amore. Su questo punto gli Statuti sono perentori: "La vita comunitaria deve assumere il tono di una vera ed autentica fraternità. Se di noi oltre che: "come sono poveri, come sono umili, come sono devoti", non si potesse dire: "guardate come si amano!", avremmo fallito in pieno. Sono, infatti, eternamente vere le parole di Gesù: "Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete l'un l'altro"" (S. 23; cfr C. 76). È attraverso l'amore vicendevole e il clima d'intima fratellanza che sappiamo di aver posto realmente Gesù, Vangelo vivente, nel cuore della nostra esistenza. Se dovessimo custodire fedelmente la povertà di Cristo, ma ci mancasse la carità evangelica, tutto ciò sarebbe vano e inutile.
Solo conservando lo sguardo fisso su Gesù ci è possibile camminare secondo il precetto dell'amore. Allora i frati infermi, contemplando il Crocifisso, sapranno rendere grazie a Dio nelle loro sofferenze (cfr C. 81); andando per il mondo, guarderemo con fede i poveri adorando in loro "i segni della passione di Cristo, vero termine di ogni attenzione rivolta ai fratelli" (C. 85); e scorgeremo nella persona dell'ospite che bussa alle nostre porte la presenza di Gesù (cfr C. 90).
Per ultimo, la nostra legislazione ha messo molto in evidenza il mistero della Passione redentrice di Cristo. L'invito alla penitenza, come conversione, rinnovamento e purificazione, "è fondamentale nella predicazione di Gesù e degli Apostoli", perciò "ogni cristiano è chiamato a partecipare, in qualche misura, alla passione di Cristo, giacché il battesimo pone tutta la vita sotto il sigillo salvifico della Croce" (C. 94.95). Le varie pratiche penitenziali del capitolo VII delle Costituzioni, sono per lo più sempre riferite a qualche aspetto della Passione del Signore (cfr C. 103-105), e motivate da un amore personale "per Gesù crocifisso e per il suo mistico corpo" (C. 107).
Tutto deve essere fatto alla luce del Vangelo, perché il nome del Padre celeste sia glorificato. Il confronto con Gesù e la Parola di Dio è il criterio di discernimento fondamentale. Allora Cristo sarà concretamente il centro della nostra vita.
4. Elementi essenziali della nostra vita religiosa minoritica
Vediamo ora alcuni elementi caratteristici della forma di vita dei Frati Minori Rinnovati. Le nostre Costituzioni del 1977 non dicevano ancora nulla di veramente vincolante, quando asserivano che "i FMR hanno come scopo specifico l'assumere, nella nostra legislazione e impostazione di vita, i valori più tipici del francescanesimo" (C. 130). È perciò necessario identificare gli "elementi costitutivi del nostro Istituto e l'essenza sia della nostra vita minoritica, sia del nostro modo peculiare di osservare i voti" (C. 155). C'è nell'esperienza di Francesco un dono irripetibile dello Spirito da custodire premurosamente: la vita evangelica rivelatagli dal Signore. In merito, gli Statuti dichiarano che "un nuovo stile di vita religiosa e apostolica è stato introdotto da Francesco e da quanti sul suo esempio hanno portato agli uomini l'annuncio evangelico, soprattutto vivendo la beatitudine della povertà" (S. premessa).
Il punto di partenza potrebbe essere l'articolo primo delle Costituzioni che delinea gli elementi tipici della nostra vocazione: uscire dal mondo per formare una fraternità, in cui vivere il santo Vangelo, in un atteggiamento di continua penitenza e contemplazione, nell'obbedienza alla Chiesa cattolica, seguendo la Regola di san Francesco, per portare al mondo - da minori e servi di tutti - l'annuncio della conversione e della pace.
+ Il primato di Dio nella nostra vita (cfr C. cap. III°)
Prima di tutto crediamo che la dimensione contemplativa della nostra vocazione ci consenta di "rendere uno dei servizi più preziosi ed urgenti alla Chiesa e di porre basi solide al proprio sviluppo" (C. 28). L'Ordine francescano è per sua natura apostolico, ma questa irradiazione missionaria deve sempre conservare delle basi profondamente interiori (cfr C. 42), guardando persino con simpatia a particolari esperienze di vita contemplativa ed eremitica.
Quali sono gli elementi specifici che ci consentono di vivere il primato di Dio nella nostra vita? Innanzitutto la Liturgia, centro della nostra vita contemplativa e alimento da cui nutrire "la nostra vita spirituale, personale e comunitaria" (C. 33). Essa è sorgente "di santificazione personale, di comunione fraterna e di apostolato" (C. 33).
In secondo luogo, desideriamo essere attenti nel mantenere nei nostri luoghi un clima adatto a favorire l'incontro con Dio, nella preghiera e nel silenzio, creando le "condizioni ambientali che favoriscano per loro stessa natura la contemplazione" (C. 31), difendendo la nostra "santa libertà contemplativa dall'invadenza e dai condizionamenti dell'odierna società dei rumori" (C. 29). Riguardo all'opportunità o meno dei mezzi moderni di comunicazione sociale, il criterio che vogliamo seguire è quello di tutelare innanzi tutto "le particolari esigenze di povertà e di raccoglimento della nostra forma di vita" (C. 29). Le Costituzioni sono su questo punto in perfetta sintonia con gli Statuti: "Escludiamo dalle nostre fraternità tutto ciò che possa portarvi dentro il mondo e la sua dissipazione come televisione, radio, stampa profana ecc… Quel poco di utilità che tali mezzi potrebbero arrecare non compensa il danno spirituale che essi quotidianamente potrebbero produrre" (S. 18).
Il terzo punto qualificante la dimensione orante della nostra vocazione è l'orazione mentale, la cui importanza è rilevata a sufficienza dalla nostra legislazione: "È assolutamente indispensabile che l'orazione mentale abbia un posto d'onore nella nostra Riforma… Questo irrinunciabile impegno basterebbe da solo a giustificare l'esistenza di una Riforma" (C. 36). Di poche cose si afferma che sono indispensabili e irrinunciabili alla nostra vita religiosa minoritica. L'orazione mentale è il nostro tipico modo di vivere l'aspetto contemplativo della vocazione francescana. Si tratta di un momento in cui ciascun fratello, in comunione con tutta la fraternità, s'incontra silenziosamente con il Signore Gesù, presente nel sacramento dell'Eucarestia, per "cooperare così in modo efficacissimo al bene della nostra famiglia religiosa e della Chiesa intera" (C. 36).
Questi elementi essenziali della nostra identità contemplativa, scaturiscono dalla convinzione che "alla vera fisionomia francescana è essenziale lo spirito di contemplazione così caro al Serafico Padre e a tutti i suoi autentici figli" (S. 13).
+ Fraternità povera (cfr C. cap IV°)
Abbiamo visto che gli Statuti avevano individuato nella vita di povertà la fisionomia specifica del nostro Istituto (cfr S. 6), mentre le Costituzioni parlavano di "missione ecclesiale specifica" (C. 52). Alla luce di queste indicazioni della nostra primitiva legislazione, si può dire che gli elementi costitutivi della povertà minoritica sono essenzialmente tre (cfr C. 54). Prima di tutto, l'esclusione di ogni forma di proprietà, in privato o in comune. Il vivere davvero "senza nulla" di proprio, quali pellegrini e forestieri in questo mondo, è un "tratto fondamentale e distintivo della povertà serafica" (C. 53). Su questo punto è necessario vigilare costantemente, affinché tutto "ciò sia sempre concordato e realizzato senza indulgere a finzioni di qualsiasi genere" (C. 53), mantenendo "la piena libertà di lasciare tutto - casa, luogo e cose - quando ci fossero di ostacolo ad osservare la Regola" (S. 7).
La seconda componente è il non uso del denaro. Esso è "del tutto caratteristico della povertà di san Francesco e da lui più e più volte inequivocabilmente ribadito nelle varie stesure della Regola…È il precetto capitale della Regola" (C. 46). Certamente questo punto è arduo e sconcertante, però ci consente di cogliere "l'originalità e la fecondità della povertà francescana" (C. 46). San Francesco lo attinse dalle norme della prima missione apostolica, facendo di essa il suo "programma costante e definitivo di vita apostolica" (C. 46). In fondo, si tratta di credere che "il grande mezzo per il nostro progresso spirituale e per l'efficacia del nostro apostolato è proprio non avere mezzi umani" (C. 52).
Terzo elemento della nostra vita di povertà evangelica è l'uso povero delle cose necessarie. In merito all'uso povero, in sintonia con la vocazione ricevuta, "la nostra Riforma si propone una particolare austerità" (C. 54), escludendo in modo assoluto dal nostro tenore di vita, anche per uso comunitario, tutte le cose non strettamente necessarie (cfr C. 56). Gli Statuti, nel rimarcare l'impegno di mantenersi fedeli alla povertà serafica, esortavano a conservare uno stile di vita modellato sui più poveri di oggi, "rinunciando decisamente, coraggiosamente e costantemente a migliorare la nostra condizione… È, infatti, nostro proposito di esprimere la povertà e l'autenticità francescana nel modo più accentuato possibile sia nell'uso delle cose personali, come nella casa e nell'arredamento. Lo stesso vale per i mezzi indispensabili al nostro apostolato usando soltanto quelli dei poveri" (S. 7).
Se saremo "fiduciosi che il Padre celeste non ci farà mancare il necessario, quando ci saremo occupati prima di tutto del regno suo" (C. 58), potremo anche rifiutare tutto quanto compromette la nostra insicurezza economica, evitando "un graduale e insensibile rilassamento nel campo della povertà" (C. 59).
+ Il nostro impegno per i fratelli (cfr C. cap V°)
L'Ordine al quale apparteniamo è per sua natura apostolico, per cui "la principale attuazione del nostro lavoro si realizza nell'apostolato" (C. 64). Con esso concorriamo "con generosità e slancio al vero e completo bene dell'uomo, secondo il carisma che abbiamo ricevuto da Dio" (C. 63). Nello svolgimento della dimensione apostolica della nostra vocazione "riconosciamo che uno dei principali aspetti dell'originalità del carisma minoritico sta nell'armonica fusione del fervore contemplativo e penitenziale con il più ardente ed infaticabile slancio missionario" (C. 64).
Per comprendere quest'armonica fusione, è indicativo l'articolo 65 delle Costituzioni, che definisce "la vita di povertà animata dalla preghiera" come "il nostro fondamentale apostolato… un nostro principale e specifico mezzo d'evangelizzazione". È un elemento talmente importante che nessuna attività - neanche apostolica - ha il diritto di comprometterlo. Le note della povertà e della minorità, oltre a quella dell'ecclesialità, determinano dunque lo specifico della nostra missione evangelizzatrice. Questo è detto in modo ancora più chiaro in relazione alla missio ad gentes: "Il più efficace servizio che i FMR possano offrire alle Chiese missionarie non è tanto una supplenza operativa, quanto il rendere presente in esse la pienezza ed integralità della nostra vita minoritica, opportunamente adattata alle condizioni locali" (C. 73).
Questo non significa minimizzare l'importanza della dimensione apostolica, bensì coglierne l'originalità. Ogni nostra comunità, infatti, deve "assumere una viva coscienza missionaria che si traduca in fervore di vita e in creatività apostolica" per diventare "una cellula di irradiazione evangelizzatrice nel tessuto della Chiesa, la quale esiste appunto per evangelizzare" (C. 72). Lo spirito della nostra azione evangelizzatrice deve essere fatto di "umiltà e disponibilità a servizio della Chiesa e dei fratelli, specialmente i poveri" (S. 8). È vero che una tale impostazione richiede non poco spirito di servizio e di abnegazione; ma essa darà "un senso alla nostra minorità" (S. 12).
+ Comunione fraterna (cfr C. cap VI°)
Anche se la nostra primitiva legislazione non ha fatto delle scelte ben specifiche su quest'argomento, tuttavia non si tratta di un punto marginale. Basterebbe ricordare che gli Statuti parlavano di un nostro pieno fallimento, qualora la gente non potesse dire di noi: "Guardate come si amano!" (S. 23). La fraternità e l'unità sono "la più bella testimonianza della nostra appartenenza a Gesù e in Lui alla Chiesa" (S. 23).
La nostra famiglia religiosa vuole dunque instancabilmente rivivere "il clima d'intima fratellanza, così tipico della primitiva comunità francescana" (C. 76). Si rimane colpiti, rileggendo gli Statuti, dell'importanza attribuita alla vita fraterna in comunità che necessita di amore scambievole, fiducia reciproca, affetto sincero e spirito di servizio. La vita comunitaria deve essere veramente partecipata da tutti, senza distinzioni o esenzioni di sorta: "Tutti i fratelli (sacerdoti, chierici e non chierici) devono partecipare alla intera vita della fraternità… L'orario della fraternità va disposto in modo che tutti i fratelli, salvo caso di necessità, si trovino insieme per la riunione di preghiera dinanzi al Padre comune, in comunione col nostro fratello maggiore, Gesù, e per la povera agape fraterna… Un giorno alla settimana è stabilito quale giorno della fraternità, durante il quale tutti rimangano in casa per il necessario riposo settimanale, per la contemplazione, lo studio e per una conversazione sull'andamento della fraternità, sulle deficienze e sul modo di migliorarle e per una esortazione del superiore" (cfr S. 25-27).
+ In continua penitenza (cfr C. cap VII)
Sappiamo che "il Signore chiamò Francesco e i suoi compagni a fare penitenza e, come penitenti per eccellenza i frati minori furono universalmente riconosciuti" (C. 96). Il nostro Istituto, in linea con una secolare tradizione dell'Ordine minoritico, si propone di "offrire alle anime di buona volontà una scuola di completa penitenza evangelica, e a tutto il popolo di Dio, un richiamo di conversione e di rinnovamento" (C. 96).
Ma che cosa intendono dire le Costituzioni con l'espressione "una scuola di completa penitenza evangelica"? Il fondamento della penitenza evangelica è il battesimo, che pone tutta la nostra esistenza sotto il sigillo salvifico della Croce, rendendoci partecipi del mistero pasquale di Cristo (cfr C. 95). L'espressione fondamentale della penitenza evangelica è dunque la conversione del cuore, che poi diventa continuo rinnovamento della persona man mano che cresce "nell'amore e nello spirito di orazione" (C. 96). La celebrazione del sacramento della penitenza e della riconciliazione è, di conseguenza, "il momento penitenziale privilegiato" (C. 97), in cui la nostra volontà di conversione si incontra con l'infinita misericordia del Signore.
Tuttavia, la dimensione penitenziale della nostra vita cristiana e religiosa non sarebbe completa se prescindesse "da un'ascesi anche fisica: tutto il nostro essere, infatti, anima e corpo, deve partecipare attivamente a quest'atto religioso di amore e di liberazione" (C. 101). La nostra legislazione enumera vari "esercizi ascetici", però in realtà, solo i digiuni prescritti dalla Regola appartengono sostanzialmente alla nostra forma di vita. La vita di penitenza o conversione evangelica, a cui il Signore ci ha chiamato sulle orme di Francesco, è una scuola di vita in cui imparare a rinunciare non solo alla propria volontà, ma anche a tutto quanto non è "vera necessità" (C. 102), privandoci liberamente e volentieri di tutto quanto sa di "superfluità" (C. 105), in spirito di "francescana parsimonia" come si addice a "penitenti poveri" (C. 106).
Il primo e più gradito segno di conversione e di rinnovamento evangelico è "accettare con prontezza e perfetta letizia" (C. 108) le contrarietà della vita quotidiana, le fatiche derivanti dalla nostra vocazione e dalla nostra missione a vantaggio dei fratelli. È in questo modo che la nostra vita è resa partecipe della Passione di Cristo e c'è offerta l'occasione di "una unione più profonda e continua a Gesù crocifisso, modello perfetto di immolazione" (C. 95). Vista sotto questo profilo, la predicazione penitenziale, propria della nostra storia, conserva ancora tutto il suo valore e la sua attualità: "Portando i segni della Croce nella nostra vita, facciamo pure della penitenza un tema preferito della nostra predicazione" (C. 109).
5. La dimensione ecclesiale della nostra vocazione
Ogni carisma approvato dalla Chiesa è sempre ordinato all'edificazione di tutto il Corpo di Cristo. La sua fecondità dipende dal suo inserimento nella vita della Chiesa, allo scopo di assolvere la sua specifica missione. Quale è dunque la missione ecclesiale dei FMR? Rileggendo gli Statuti e le Costituzioni del 1977, vi appare una viva coscienza di essere parte integrante della Chiesa locale ed universale, in un rapporto di collaborazione con le altre realtà che la compongono: riceviamo dalla Chiesa e diamo alla Chiesa.
+ Ciò che riceviamo dalla Chiesa
Il capitolo primo degli Statuti inizia con una citazione di Lumen Gentium 45, in cui si afferma che è compito della Chiesa regolare la pratica dei consigli evangelici, tramite l'approvazione delle varie Regole. La Chiesa "viene in aiuto agli Istituti, dovunque eretti per l'edificazione del Corpo di Cristo, perché abbiano a crescere e fiorire secondo lo spirito dei fondatori" (LG 45). La nostra forma di vita richiede prima di tutto umiltà e docilità: l'autentica interpretazione della Regola non ci appartiene. È una prerogativa della Chiesa e dei suoi Pastori (cfr C. 7). Di conseguenza, è nostro dovere rimanere sempre aperti "a tutti gli autentici arricchimenti dottrinali, spirituali e pastorali della Chiesa, attenti a ciò che lo Spirito Santo, la cui azione sia riconosciuta da chi ha il compito del discernimento, può suggerire ai singoli fratelli" (C. 6). In questo contesto di dialogo, sono realmente stimolanti le indicazioni degli Statuti secondo i quali "dovrà mantenersi sia il costante proposito di scrutare i segni dei tempi sia la piena disponibilità ad accettare i suggerimenti da qualunque parte provengano, come esige il nostro spirito di minorità e di filiale adesione alle direttive e indicazioni della S. Madre Chiesa" (S. 32). Se ci mancasse questa sincera e fattiva disponibilità a lasciarci guidare e interpellare dalla Chiesa, sarebbero vani i reiterati propositi di fedeltà a essa e al suo magistero (cfr C. 1.3.4).
+ Ciò che diamo alla Chiesa
Nella nostra primitiva legislazione ricorrono le espressioni: "fisionomia specifica del nostro Istituto" (S. 6), "missione specifica nella Chiesa" (C. 45. 52), con riferimento alla "nostra funzione di testimoni qualificati della povertà di Cristo, attuata integralmente" (S. 6), per mezzo di "un'adesione quanto più possibile fedele allo spirito e alla lettera dell'insegnamento del Poverello d'Assisi" (C. 45)
Crediamo, infatti, che la vita minoritica integralmente vissuta giova, in modo misterioso, alla vitalità della Chiesa. Le nostre comunità sono "centri vitali e irradianti nel tessuto della Chiesa" (C. 29; cfr S. 13), nella misura in cui i fratelli svolgono la loro missione "da minori, cioè soggetti a tutti, cercando di svolgere compiti di servizio secondo l'indole povera del nostro Istituto" (C. 65). Vivere secondo il carisma di san Francesco "costituisce un itinerario di straordinaria fecondità ma giova pure alla vitalità della Chiesa intera" (C. 6).
Offrire alla Chiesa il dono della nostra particolare chiamata non equivale però a rinchiuderci nel nostro guscio, in un atteggiamento di autarchia spirituale ed ecclesiale. Vogliamo invece contribuire attivamente al bene di tutta la comunità ecclesiale, in sinergia con le sue molteplici membra, prima di tutto circondando "di profonda venerazione e di affetto sincero tutti i sacerdoti che vivono a norma della santa Chiesa, dei quali siamo umili collaboratori e servi" (C. 88), inserendoci nella pastorale d'insieme, a livello locale ed universale (cfr C. 65). Ma forse le espressioni che meglio riassumono ciò che intendiamo essere e fare nella Chiesa sono le seguenti: "Umiltà e disponibilità a servizio della Chiesa e dei fratelli, specialmente i poveri, dovranno caratterizzare tutto il nostro comportamento e la nostra attività di Frati Minori, sudditi a tutti" (S. 8).
La presente panoramica sulla dimensione ecclesiale del nostro carisma non sarebbe completa se mancasse il riferimento alla Beata Vergine Maria, che abbiamo scelto come nostra celeste patrona, consacrandoci al suo Cuore Immacolato. Si tratta di una scelta che è in perfetta sintonia con la tradizione dell'Ordine francescano, il quale si distingue per "uno spiccatissimo e appassionato amore filiale per la Vergine Immacolata… perciò i FMR intendono permeare di una specialissima intonazione mariana la loro vita spirituale e il loro apostolato" (C. 130).