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Fra Tommaso

Storia > Germogli di santità


Pasquale Calvanese - questo è il nome di battesimo di fra Tommaso Maria di Gesù - è nato a Pollena (Na) il 13 luglio 1908. Da ragazzo entrò nel seminario serafico dei Frati Minori Cappuccini di Nola. Novizio a 15 anni, a seguito della morte del padre dovette però ritornare in famiglia.
Ben presto, abbandonata ogni pratica religiosa, lasciò la casa paterna per dirigersi verso Roma. Lì divenne allievo dell'Arma dei Carabinieri e in seguito impiegato al Ministero delle Finanze. Durante il secondo conflitto mondiale partì per una missione speciale in Africa col grado di tenente. In Kenya però fu fatto prigioniero dagli inglesi, e mentre risiedeva nel campo di prigionia si diede alla lettura di alcuni libri, tra cui le opere di Lattanzio e soprattutto una vita di padre Pio da Pietrelcina.
Cominciò così un lento ma efficace esame della sua vita che gli fece ricordare con gioia e nostalgia gli anni trascorsi presso il convento dei Cappuccini. Avvertì allora il rimorso per la sua vita sregolata e quindi chiese al cappellano del campo di confessarsi e di comunicarsi. Questo fu l'inizio di una vera e propria conversione che lo portò, all'età di 39 anni, a bussare nuovamente alla porta dei Cappuccini di Napoli.
Un anno dopo, l'8 dicembre del 1948, emise i suoi primi voti. Terminati gli studi di teologia, il 13 luglio del 1952 fu ordinato sacerdote a Loreto. L'anno successivo fu trasferito ad Arienzo dove ricoprì l'incarico di vicemaestro e, successivamente, di maestro dei novizi fino al 1960. Trasferito poi a Cerreto Sannita, vi rimase sino al 1968. Leggiamo la testimonianza di fra Mariano Parente, cappuccino, primo novizio di fra Tommaso nell'anno 1953-54: "Di vice però aveva solo il titolo, perché in effetti i superiori gli davano piena fiducia per educare i giovani in prima persona … Era un maestro di spiritualità, si distingueva per vita austera, per volontaria penitenza, fervore e silenzio… Era gioviale, raccontava barzellette per far divertire nelle poche ore di ricreazione, si faceva giovane con i giovani. Soprattutto trasmetteva la Regola e le prescrizioni delle Costituzioni dell'Ordine con soavità e serietà di vita". L'esempio parlava più delle parole.
Nel 1968, a causa del clima di disorientamento post-conciliare ma soprattutto per l'intima esigenza di concretizzare i richiami del Concilio Vaticano II che invitava i religiosi a ritornare allo spirito dei loro fondatori e ad adattarsi alle mutate circostanze dei tempi, fra Tommaso lasciò Cerreto e, dopo essersi consigliato con padre Pio da Pietrelcina, incominciò con alcuni frati un nuovo modo di vivere la vita religiosa francescana.
Egli visse per circa tre anni un primo tentativo di rinnovamento francescano nel convento dei cappuccini di Fabriano (Marche). Poi trascorse un altro periodo a Bagnella di Omegna (NO) con fra Umile Minola e altri confratelli dell'Ordine dei Frati Minori. Nel 1971 fu condotto dalla Provvidenza a Palermo, dove il servo di Dio fra Francesco Saverio Toppi, suo compagno di studi e direttore spirituale, era Provinciale dei cappuccini. Fu proprio lui che lo aiutò ad avviare, insieme ad altri cinque confratelli, la fondazione dei Frati Minori Rinnovati. Il loro unico scopo era quello di rivivere nel ventesimo secolo lo spirito delle origini dell'Ordine francescano. Così scrive fra Bernardo di Maria Assunta, ex-novizio di fra Tommaso, che per primo lo seguì a Palermo: "Per tutto il 1971, vivevamo insieme a Palermo in un monolocale affittato per noi dal sacerdote diocesano don Gioacchino Guccione. Per avere con noi la Santissima Eucarestia, non trovammo di meglio che un piccolo spazio in un armadio". L'orario della giornata era come quello attuale, compresa l'alzata notturna. Inoltre c'erano i lavori per la sistemazione definitiva e l'impegno dello studio, la scuola di teologia per fra Bernardo e la facoltà di filosofia per fra Benigno.
Ma come si viveva in quell'angusto monolocale? Fra Bernardo così prosegue il suo racconto: "Avevamo i letti a castello, accontentandoci di nutrirci con quello che ci mandava la Provvidenza". Non possiamo non citare un altro episodio degno di essere annoverato tra i fioretti del nostro Istituto: "Una volta c'erano in casa solo un uovo e un piccolo pane. Una signora ce lo chiese per i suoi figli, perché il panificio osservava la chiusura pomeridiana. Lieti di sperimentare come i poveri stentano a sfamarsi, glielo demmo volentieri. Dopo un po', arrivò un'auto carica di ogni ben di Dio. In quel contesto era logico pensare alle parole di Gesù sulla fiducia nella divina Provvidenza".
Ritorniamo al nostro instancabile fra Tommaso che percorreva in autostop l'Italia alla ricerca di un prefabbricato da adibire a convento. Ascoltiamo ancora la testimonianza di fra Bernardo: "Quando fu acquistato dai fedeli, per due terzi fu adibito a cappella, aperta al pubblico, e l'altra parte fu adibita a 'convento' con cucina, letti a castello, tavolo con poche sedie e bagno. Dopo alcuni mesi di girovagare, fra Tommaso riuscì anche a ottenere due vagoni ferroviari dismessi dalle Ferrovie dello Stato. Finalmente c'era il convento: ciascuno di noi aveva per cella uno scompartimento del vagone. Chi a quei tempi studiava ancora teologia, come il sottoscritto, era alle stelle per la gioia di aver un suo angolino dove ritirarsi".
La località in cui erano stati collocati il prefabbricato e i due vagoni si chiamava Sant'Isidoro, frazione del comune di Palermo, nei pressi di Baida, che non raggiunge nemmeno 1000 abitanti. In breve tempo, grazie agli immancabili benefattori, si riuscì a costruire una chiesetta che fu inaugurata nel 1974.
Alla prima fondazione, quella di Palermo, seguì la seconda a Corleone, alla quale però fra Tommaso non prese parte. In seguito fu inviato a Napoli, dove fondò la terza casa.
Non potendo e non volendo costruire un immobile, riuscì anche questa volta a trovare un prefabbricato da adibire per la cappella, il refettorio e la biblioteca, inoltre cinque vagoni dismessi dalle Ferrovie dello Stato per ricavarne una ventina di celle e la foresteria.
In quel medesimo anno (1978) fra Tommaso fece ritorno a Palermo. Il suo intenso apostolato era diretto ai più giovani e agli adulti, alle famiglie e ai fratelli non cattolici (per lo più evangelici e Testimoni di Geova). Fu così che proseguì il suo apostolato a Palermo trasmettendo, in qualche TV locale, programmi religiosi con lo scopo di favorire lo studio e il confronto fraterno con i fratelli delle comunità protestanti e di altri gruppi.
Cominciò anche a divulgare vari scritti ciclostilati; pubblicò due libri dal titolo: "Chi ha ragione" e "Bibbia e cristiani a confronto".
Nel gennaio 2005, un ictus cerebrale lo immobilizzò a letto per circa un anno. Chiaramente, non fu facile per lui essere costretto a rimanere a letto. Egli che era stato sempre attivo e superattivo!
"Dopo i primi attimi di smarrimento - testimonia fra Bernardo - egli comprese che il suo lavoro era la preghiera e la sofferenza da vivere in comunione con Gesù crocifisso e risorto per la salvezza di tutti gli uomini. Un giorno mi disse: La preghiera è un dovere". E ripeteva quasi continuamente: "Gesù, Maria, vi amo, salvate anime". Questa preghiera della serva di Dio suor Consolata Betrone, monaca cappuccina del ventesimo secolo che si era offerta vittima al Signore, sintetizza la spiritualità del nostro fra Tommaso: tutta la sua vita è stata un'Eucaristia celebrata, adorata e vissuta. Celebrata tra lacrime di commozione e riconoscenza mai abitudinaria, adorata per ore intere anche di notte, vissuta in una continua carità e, soprattutto, concretizzata in un instancabile apostolato per contagiare le persone con la sua grande fede, affinché esse stesse potessero incontrare il Signore.
Il Signore ha chiamato a sé fra Tommaso in una data speciale, molto cara alla Chiesa e allo stesso Padre San Francesco: il giorno di Natale del 2005. Gli hanno reso omaggio i due cardinali in quel tempo residenti a Palermo: il cardinale S. De Giorgi e l'emerito cardinale S. Pappalardo.
"Dopo le esequie - continua fra Bernardo - la salma fu portata al porto di Palermo per essere trasferita a Napoli. Mentre si attendeva la partenza della nave, essa fu visitata da un'interrotta folla di persone di ogni ceto. Il giorno dopo, a seguito di una sobria concelebrazione a Santa Anastasia (NA), presieduta da fra Mariano Parente, la salma fu tumulata nel cimitero di Pollena".
Concludiamo questo profilo biografico con un'espressione attribuita a san Giovanni Bosco e che fra Tommaso era solito ripetere ai suoi confratelli. Essa compendia assai bene la sua persona e la sua speciale devozione verso la Beata Vergine Maria: "Vi lascio una maestra seguendo la quale diventerete davvero saggi. E non scegliendola ogni saggezza diventa stoltezza".
Chiediamo l'intercessione di Maria e di fra Tommaso che ha percorso con fiducia per puro dono di Dio, una simile strada.





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